{"id":582,"date":"2019-11-19T07:11:58","date_gmt":"2019-11-19T02:41:58","guid":{"rendered":"http:\/\/batteriamercato.com\/blog\/?p=582"},"modified":"2019-11-19T07:11:58","modified_gmt":"2019-11-19T02:41:58","slug":"la-pubblicita-i-telefoni-che-ci-spiano-e-come-difendersi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.batteriamercato.com\/blog\/index.php\/2019\/11\/19\/la-pubblicita-i-telefoni-che-ci-spiano-e-come-difendersi\/","title":{"rendered":"La pubblicit\u00e0, i telefoni che ci spiano e come difendersi"},"content":{"rendered":"\n<p>\n\nPerch\u00e9 vediamo online i banner di un paio di scarpe di cui abbiamo parlato con un amico o cui magari abbiamo solo pensato? Ecco come fanno le aziende a sapere tutto di noi e qualche consiglio per salvare quel che resta della nostra privacy.<\/p>\n\n\n\n<p>Almeno una volta, \u00e8 capitato a tutti: cerchiamo qualcosa su Internet, e le pubblicit\u00e0 di quel qualcosa ci inseguono su qualsiasi sito che visitiamo nelle settimane successive, ovviamente su Amazon, ma pure su Facebook e Instagram. Di pi\u00f9: chiacchieriamo con un amico di qualcosa che vorremmo comprare, o che semplicemente ci incuriosisce, e di nuovo ritroviamo inserzioni di quel qualcosa dappertutto sulla Rete. Ancora: pensiamo a qualcosa che desideriamo e vediamo banner che ce la propongono ovunque navighiamo.<\/p>\n\n\n\n<p>Succede, e succede spesso (tranne il terzo punto, che sfiora la fantascienza), tanto da spingere molti a domandarsi non solo come sia possibile, ma anche se i nostri smartphone e computer siano in grado di spiarci, guardarci, ascoltarci a nostra insaputa. O addirittura leggerci nel pensiero.<\/p>\n\n\n\n<p>Il dubbio torna ciclicamente, non solo nelle persone comuni, ma pure nei governanti, tanto che l\u2019anno scorso, sulla scia dello scandalo Cambridge Analytica, il Senato americano ha chiesto al co-fondatore di Facebook, Mark Zuckerberg, se il social network sia in grado di spiarci attraverso i microfoni dei telefonini. Lui ha risposto di no, che di per s\u00e9 non vuol dire molto (non sarebbe la prima volta che uno dei colossi della Rete mente a un governo), se non per il fatto che \u00e8 la stessa risposta cui sono giunti alcuni esperimenti condotti anche di recente.<\/p>\n\n\n\n<p>Come quello di Wandera, una societ\u00e0 che si occupa di cybersicurezza proprio sui dispositivi mobili: hanno messo due smartphone (Apple e Android) prima in una stanza in cui si sentivano pubblicit\u00e0 di cibo per animali e poi in una silenziosa, rilevando che la quantit\u00e0 di dati in entrata e uscita dagli apparecchi era pressoch\u00e9 identica. E pure bassissima, soprattutto se confrontata con quella che passa dai telefonini quando usiamo la voce per interfacciarci con gli assistenti virtuali come Siri e Google Assistant: insomma, se dal nostro smartphone venissero inviate registrazioni verso chiss\u00e0 quale server nascosto chiss\u00e0 dove, questo trasferimento di dati dovrebbe essere percepibile.<\/p>\n\n\n\n<p>Anch\u2019io ho fatto una sorta di esperimento: per qualche sera, ho camminato in casa dicendo ad alta voce che \u00abvorrei proprio comprare una moto d\u2019acqua, chiss\u00e0 quanto costa e chiss\u00e0 dove la potrei trovare\u00bb (e anche chiss\u00e0 che cosa penseranno i vicini, a questo punto), lasciando il telefono sbloccato vicino a me; poi ho fatto le stesse domande al mio Google Home, che mi ha ovviamente suggerito un paio di posti dove acquistare una moto d\u2019acqua e pure informato sui prezzi. E per\u00f2, nei giorni successivi, nessun banner, nessuna pubblicit\u00e0 online, nessun \u201csuggerimento\u201d su Amazon per spingermi a comprarla davvero, una moto d\u2019acqua.<\/p>\n\n\n\n<p>I nostri telefonini non ci spiano, dunque? David Gubiani, responsabile per il Sud Europa di Check Point Software, una compagnia israeliana attiva nella cybersecurity, la pensa diversamente: \u00abLo fanno eccome, ma per l\u201980% \u00e8 colpa nostra, che installiamo app senza controllarne la provenienza, anche da negozi online non verificati, magari pure dando loro il permesso di accedere a microfono e fotocamera, senza leggere le condizioni che stiamo accettando\u00bb. Il problema \u00e8 che i moderni smartphone hanno in effetti tutto quello che serve per tenerci sotto controllo, dal microfono alle telecamere, al gps che traccia la nostra posizione in tempo reale; oltre al fatto che attraverso di loro passa tutta la nostra vita: \u00abConti in banca, immagini, mail, contratti, chat che dimostrano che stiamo tradendo il nostro partner &#8211; ha ricordato Gubiani &#8211; e per\u00f2 la prima cosa cui pensiamo quando ne compriamo uno nuovo \u00e8 quale cover sc<\/p>\n\n\n\n<p>S\u00ec, ma allora come fanno?<br>Comunque, il punto non \u00e8 se analisti e pubblicitari registrano le nostre conversazioni di nascosto per conoscere tutto di noi: sanno talmente tanto che non hanno bisogno di registrare le nostre conversazioni di nascosto. Ma come fanno le aziende a sapere cosa pensiamo di comprare? Come fa Facebook a conoscere quale modello di Nike vorremmo e proporcelo in un banner? Come fa Amazon a consigliarci esattamente quel televisore di cui abbiamo parlato con un collega? Escludendo le app malevole, create appositamente per rubare le nostre informazioni, ci riescono controllando quello che facciamo online e nel mondo reale, in modi pi\u00f9 o meno leciti e pi\u00f9 o meno trasparenti.<\/p>\n\n\n\n<p>Innanzi tutto, con i cookie, quei file di testo che abbiamo imparato ad accettare ogni volta che navighiamo: nella versione pi\u00f9 semplice tengono traccia delle nostre preferenze per un determinato sito (\u00e8 grazie ai cookie che nei risultati di ricerca su Google i link alle pagine gi\u00e0 visitate sono colorati di viola invece che di blu, per esempio), ma possono arrivare anche a contenere informazioni sulla nostra intera cronologia di navigazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi, con la funzione \u201clogin con\u2026\u201d: quando accediamo a un sito non creando una password specifica per registrarci, ma usando il nostro account su Facebook o Google, spesso quel sito ottiene cos\u00ec anche informazioni sulla nostra mail, magari sulla nostra posizione nel mondo, sui nostri amici e contatti sui social network. Ed \u00e8 cos\u00ec che inizia la \u201cprofilazione\u201d: per esempio, un negozio online, oltre a tenere traccia (attraverso i cookie) di cosa facciamo sulle sue pagine, dei prodotti che guardiamo, mettiamo nel carrello e poi non acquistiamo, viene anche a conoscenza, grazie a \u201clogin con&#8230;\u201d, del nostro nickname sui social, di dove abitiamo e della nostra mail, cos\u00ec pu\u00f2 poi mandarci o farci comparire comunicazioni mirate proprio su quegli oggetti che potrebbero interessarci.<\/p>\n\n\n\n<p>Infine, con il cosiddetto \u201cFacebook Pixel\u201d, una parte minuscola delle pagine di tantissimi siti di tutti i tipi e di tutto il mondo, che insieme con i pi\u00f9 evidenti pulsanti \u201clike\u201d e \u201ccondividi\u201d permette al social network di Zuckerberg di tener traccia di quello che facciamo online, anche seguendoci da un sito all&#8217;altro: quali articoli leggiamo, quali video guardiamo, su quali immagini clicchiamo, quali argomenti ci interessano e cos\u00ec via. Tutto questo viene usato per tracciare il nostro identikit di consumatori, che poi si traduce in pubblicit\u00e0 incredibilmente precise non solo su Facebook, ma pure su Instagram (che a Facebook appartiene).<\/p>\n\n\n\n<p>Nel mondo reale la sorveglianza si concretizza soprattutto attraverso il rilevamento della nostra posizione (grazie al gps dello smartphone), che permette di sapere dove abitiamo, come ci spostiamo nel tragitto casa-lavoro, quali negozi abbiamo vicino e cos\u00ec via. Questo, di nuovo, fa s\u00ec che i banner magari riguardino proprio quel negozio cui passiamo sempre davanti prima di entrare in ufficio. Inoltre, la lista degli amici: Facebook sa con quali persone interagiamo pi\u00f9 spesso online e suppone che questo avvenga anche offline. Cos\u00ec, se un nostro contatto \u00e8 un grande fan di una serie tv, ne scrive spesso, magari ne parla con noi, \u00e8 possibile che anche a noi spuntino pubblicit\u00e0 di quella serie o del canale di streaming che la trasmette. Anche se online non l\u2019abbiamo mai cercata.<\/p>\n\n\n\n<p>Il \u201cconfirmation bias\u201d<br>Tutto questo, come diceva Gubiani, \u00e8 anche colpa nostra, anche in modo inconscio: quando scorriamo le pagine web sul cellulare, magari distratti da altro, perch\u00e9 aspettiamo l\u2019autobus, siamo in metropolitana, guardiamo la tv, non prestiamo realmente attenzione a tutto quello che vediamo. Invece, la nostra mente tende a notare quello che ci interessa davvero. Come la pubblicit\u00e0 di quelle scarpe che vorremmo o di cui un\u2019amica ci aveva parlato un paio di sere prima. \u00c8 un meccanismo psicologico noto: i medici lo chiamano \u201cpregiudizio di conferma\u201d (in inglese, \u201cconfirmation bias\u201d) e se ne trova dimostrazione soprattutto nel comportamento dei cosiddetti complottisti, che fra tutte le informazioni in cui si imbattono tenderanno a prendere per vere quelle che sostengono le loro teorie e invece a scartare quelle che le mettono in discussione. I pubblicitari conoscono bene questa debolezza dell\u2019animo umano, la combinano con tutte le informazioni in loro possesso e la sfruttano a loro vantaggio.<\/p>\n\n\n\n<p>Quattro modi per difendere privacy e libert\u00e0 di scelta<br>Per tutelarci, qualche possibilit\u00e0 l\u2019abbiamo: alcune ci arrivano dalla tecnologia, altre dobbiamo trovarle dentro di noi, cambiando il nostro modo di agire online (e pure offline, eventualmente decidendo di attivare il gps dello smartphone solo quando \u00e8 necessario).<\/p>\n\n\n\n<p>Innanzi tutto, conoscere bene i siti su cui navighiamo: Chrome, il browser di Google, mette a disposizione un\u2019estensione chiamata Facebook Pixel Helper (si pu\u00f2 installare cliccando qui) che ci informa se su quella pagina sono presenti i Facebook Pixel, cos\u00ec che possiamo decidere come agire su quel sito, dove cliccare e dove no. O se visitarlo con la modalit\u00e0 \u201cIn incognito\u201d, disponibile sui browser pi\u00f9 diffusi.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi, limitare il pi\u00f9 possibile o comunque migliorare l\u2019uso della funzione \u201clogin con&#8230;\u201c: creare una password specifica per ogni sito che chiede di autenticarsi inibisce una delle principali fonti di approvvigionamento di informazioni di analisti e pubblicitari. Se non si ha tempo e non si pu\u00f2 fare a meno di accedere con il profilo di Facebook o Google, allora meglio controllare quali informazioni stiamo cedendo: basta un clic per scoprirlo (immagine qui sotto), ed eventualmente deselezionare quelle superflue. Ch\u00e9 certi siti se le prenderebbero anche tutte, se non glielo impedissimo.<\/p>\n\n\n\n<p>Ancora, tornando a quello che installiamo sullo smartphone senza prestare troppa attenzione, Gubiani ci ha ricordato che \u00abesistono molte app (quella di Check Point si chiama ZoneAlarm, ndr), che per pochi euro possono controllare l\u2019affidabilit\u00e0 e l\u2019eventuale pericolosit\u00e0 di un programma prima che venga scaricato sul telefonino\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Infine, il buon senso: \u00abMeglio non scaricare nulla se non dalle piattaforme autorizzate (Play Store per Android e App Store per Apple, ndr) &#8211; \u00e8 la raccomandazione di Gubiani &#8211; E se un\u2019app rifiuta di attivarsi a meno che le vengano concessi tutti i permessi di accesso&#8230; \u00e8 un chiaro segnale che sarebbe meglio cestinarla\u00bb. In generale, insomma, \u00abcomportiamoci con la tecnologia come facciamo con gli esseri umani: la nostra fiducia va guadagnata, non concessa al primo che passa\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Vendita&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.batteriamercato.com\/\">online di batterie<\/a>, caricabatteria, batterie ricaricabili. Consegna rapida e gratuita da 22\u20ac! | Noi siamo Lo specialista della batteria.\u200e\n\n<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>Perch\u00e9 vediamo online i banner di un paio di scarpe di cui abbiamo parlato con un amico o cui magari abbiamo solo pensato? 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